Gli assiomi della comunicazione: cosa sono e come funzionano

gli assiomi della comunicazione

Conosci gli assiomi della comunicazione? Ti è mai capitato di rileggere un tuo messaggio e pensare: “Non era quello che volevo dire”? Oppure di assistere a una discussione nata per un semplice fraintendimento? Succede continuamente. Nella vita privata, sul lavoro e, forse ancora di più, sui social, dove basta una frase interpretata nel modo sbagliato per trasformare un confronto in uno scontro.

È proprio da situazioni come queste che tali assiomi aiutano a capire perché comunichiamo molto più di quanto pensiamo. Elaborati da Paul Watzlawick, descrivono i principi della comunicazione che spiegano come funzionano le relazioni e perché, a volte, ci capiamo al volo mentre altre sembra impossibile trovare un punto d’incontro. E, anche se sono stati formulati oltre cinquant’anni fa, continuano a descrivere con sorprendente precisione il modo in cui comunichiamo ogni giorno, anche attraverso chat, email e social network.

Se ti stai chiedendo quanti sono gli assiomi della comunicazione ti rispondo subito. Sono 5 e non si tratta di regole per parlare meglio, ma di un metodo di comunicazione che aiuta a leggere quello che accade ogni volta che due persone entrano in relazione.

5 assiomi della comunicazione: spiegazione semplice

Gli assiomi della comunicazione sono cinque principi elaborati per spiegare come funzionano le relazioni umane attraverso la comunicazione. Descrivono dinamiche che si verificano in ogni conversazione, indipendentemente dal contesto o dal mezzo utilizzato. Ma prima di analizzarli uno per uno, conviene fare un piccolo passo indietro. Capire da dove nasce questa teoria aiuta infatti a comprendere meglio perché sia ancora così attuale.

Chi ha postulato gli assiomi della comunicazione umana?

Quando si parla degli assiomi della comunicazione umana, il nome che ricorre più spesso è quello di Paul Watzlawick. Psicologo, filosofo e ricercatore, che ha lavorato a lungo al Mental Research Institute ed è stato uno dei principali esponenti della Scuola di Palo Alto, un gruppo di studiosi che ha cambiato il modo di osservare la comunicazione umana.

Insieme a Janet Beavin e Don Jackson pubblicò nel 1967 Pragmatica della comunicazione umana, un’opera che ancora oggi rappresenta uno dei punti di riferimento per chi studia la teoria delle comunicazioni, la psicologia delle relazioni e la comunicazione psicologica.

L’idea alla base del loro lavoro era semplice, ma rivoluzionaria: quando comunichiamo non trasmettiamo soltanto informazioni. Ogni messaggio contribuisce anche a definire la relazione con chi abbiamo davanti. Per questo motivo, molte incomprensioni non dipendono dalle parole in sé, ma dal modo in cui vengono interpretate.

Cos’è la Pragmatica: significato e importanza

La pragmatica della comunicazione non studia soltanto cosa diciamo, ma che effetto producono i nostri messaggi nelle relazioni con gli altri. In altre parole, sposta l’attenzione dal contenuto al modo in cui la comunicazione influenza il comportamento delle persone.

È questo il motivo per cui gli assiomi della comunicazione di Watzlawick continuano a essere così attuali. Non descrivono un particolare mezzo di comunicazione, ma il funzionamento delle relazioni umane. Cambiano gli strumenti – dalle lettere alle chat, dalle telefonate ai social network – ma i meccanismi con cui interpretiamo i messaggi restano sorprendentemente simili.

Quali sono i cinque assiomi della comunicazione?

Prima di entrare nel dettaglio, è utile avere una panoramica generale, ponendoci tre domande.

Cos’è un assioma? Una verità di partenza, un principio che non viene messo in discussione ma assunto come base per sviluppare un ragionamento. Non è una conclusione da dimostrare, ma il punto da cui nasce un’intera riflessione.

A cosa servono gli assiomi di cui trattiamo in questo articolo? Descrivono aspetti diversi della comunicazione, ma funzionano come un sistema unico. Ognuno spiega un meccanismo che sperimentiamo ogni giorno, spesso senza rendercene conto.

E quindi che cosa sono gli assiomi della comunicazione? In sintesi, affermano che:

  1. È impossibile non comunicare;
  2. Ogni messaggio contiene un contenuto e definisce una relazione;
  3. Ciascuno interpreta una conversazione secondo il proprio punto di vista;
  4. Comunichiamo sia attraverso le parole sia attraverso il linguaggio non verbale;
  5. Le relazioni possono essere simmetriche oppure complementari.

Non cinque tipi di comunicazione differenti, ma cinque aspetti diversi di essa.

Primo assioma: perché è impossibile non comunicare

Il 1° assioma della comunicazione è anche quello più famoso. A una prima lettura può sembrare quasi un paradosso: è impossibile non comunicare. Eppure, basta osservare quello che succede ogni giorno per capire quanto sia vero.

Quando pensiamo alla comunicazione immaginiamo subito le parole. In realtà comunichiamo anche quando restiamo in silenzio, evitiamo uno sguardo, rispondiamo con un’espressione del viso o decidiamo di non rispondere affatto.

Immagina di entrare in una sala riunioni. Tutti stanno discutendo, mentre una persona rimane in disparte, con le braccia incrociate e lo sguardo rivolto al telefono. Non ha detto una sola parola, ma chiunque tenderà a interpretare quel comportamento: potrebbe sembrare disinteressata, infastidita o semplicemente distratta.

Naturalmente quell’interpretazione potrebbe anche essere sbagliata. Il punto, però, è un altro: ogni comportamento comunica qualcosa, anche quando non ne siamo consapevoli. È proprio questo il significato del primo assioma della comunicazione. Non possiamo scegliere se comunicare oppure no. Possiamo soltanto scegliere, almeno in parte, come farlo.

Un esempio che viviamo tutti i giorni

Pensa a una situazione molto comune. Scrivi un messaggio a un amico o un’amica, il destinatario lo legge, ma non risponde per diverse ore.

Intanto inizi a farti delle domande: “è arrabbiata?”, “si è dimenticato?”, “non ha voglia di rispondermi?”.

Siamo difronte a una comunicazione a una via, cioè che non trova corrispondenza dall’altra parte? Magari la spiegazione è molto più semplice: l’altra persona è impegnata, ha il telefono scarico oppure vuole rispondere con calma.

Eppure quel silenzio ha già prodotto un effetto nella relazione. Oggi succede continuamente su WhatsApp o sui social, se sai ad esempio come funziona Twitter X. È la dimostrazione che il primo degli assiomi continua a descrivere perfettamente il nostro modo di comunicare, anche nell’era digitale.

Secondo assioma: perché le parole non raccontano mai tutto

Se il primo assioma ci dice che comunichiamo sempre, il 2° assioma della comunicazione ci spiega come lo facciamo.

Ogni messaggio possiede due livelli: il contenuto e la relazione. Il contenuto è ciò che diciamo. La relazione, invece, riguarda il modo in cui quel messaggio viene percepito dall’altra persona.

Facciamo un esempio molto semplice: la frase “Puoi chiudere la finestra?” può essere interpretata come una richiesta gentile, un ordine, un rimprovero oppure una battuta, a seconda del tono della voce, del contesto e del rapporto tra chi parla e chi ascolta.

È per questo motivo che molte incomprensioni non nascono dalle parole, ma dal significato che attribuiamo a quelle parole. Paul Watzlawick sosteneva che ogni comunicazione definisce anche la relazione tra gli interlocutori. È un concetto semplice da capire, ma estremamente utile nella vita quotidiana. Per il secondo assioma della comunicazione, il tono è fondamentale.

Quando il tono conta quanto il contenuto

Questo principio è ancora più evidente nella comunicazione online. Nelle chat, nelle email e sui social manca tutto ciò che normalmente accompagna una conversazione: il tono della voce, le espressioni del viso, i gesti e il linguaggio del corpo. Per questo motivo cerchiamo continuamente di interpretare l’intenzione di chi scrive.

Basta confrontare due messaggi:

“Va bene” e “Va bene…“

Le parole sono identiche. La sensazione che trasmettono, invece, cambia completamente. È qui che entrano in gioco il contesto della comunicazione e la relazione tra le persone. Quando questi elementi non sono chiari, aumentano le possibilità di fraintendersi.

Terzo assioma: perché spesso due persone raccontano la stessa storia in modo diverso?

Tra i 5 assiomi della comunicazione, il terzo è probabilmente quello con il nome meno immediato. Si parla infatti di punteggiatura delle sequenze di comunicazione. Il termine può sembrare complicato, ma il concetto è molto più semplice.

Ognuno di noi interpreta una conversazione seguendo un proprio punto di vista. Tendiamo cioè a individuare un inizio, una causa e una conseguenza negli eventi che viviamo. Ed è qui che spesso nascono i conflitti.

Immagina una coppia che sta attraversando un periodo difficile. Una persona dice:

«Ho smesso di parlarle perché continuava a criticarmi»

L’altra risponde:

«L’ho criticato perché ormai non mi parlava più»

Entrambi raccontano gli stessi fatti ed entrambi sono convinti che il proprio comportamento sia stato una conseguenza di quello dell’altro. Secondo il 3° assioma della comunicazione, però, la comunicazione funziona raramente in modo lineare. Più spesso è un processo circolare, in cui ogni comportamento influenza quello successivo.

Cosa ci insegna il terzo assioma

Questo principio offre uno spunto molto concreto: quando nasce un’incomprensione, la domanda più utile non è chi abbia iniziato. È capire come ciascuna persona abbia interpretato quella situazione.

Cambiare prospettiva non significa dare ragione all’altro. Significa riconoscere che due persone possono vivere la stessa conversazione in modo completamente diverso. Ed è proprio questa differenza di percezione che, molto spesso, alimenta i conflitti.

Quarto assioma: le parole da sole non bastano

Se dovessi indicare l’assioma che oggi viene sottovalutato più spesso, sceglierei probabilmente il quarto.

Il quarto assioma della comunicazione afferma che comunichiamo attraverso due modalità diverse: il linguaggio numerico (o digitale) e il linguaggio analogico.

Detta così può sembrare una distinzione complicata. In realtà la viviamo ogni giorno. Il linguaggio numerico è quello delle parole. È ciò che diciamo o scriviamo. La comunicazione analogica, invece, comprende tutto ciò che accompagna le parole: il tono della voce, le espressioni del viso, la postura, lo sguardo, i gesti e persino i silenzi.

In altre parole, quando comunichiamo trasmettiamo sempre due messaggi contemporaneamente. Uno passa attraverso il linguaggio verbale, l’altro attraverso tutto ciò che le parole non riescono a dire da sole. È il motivo per cui una frase può assumere significati completamente diversi pur rimanendo identica.

Esempi di comunicazione verbale e non verbale

Analizziamo alcuni tipi di comunicazione verbale e non. Immagina di incontrare una persona che ti dice: «Sono contento di vederti». Se mentre lo dice sorride, mantiene il contatto visivo e ha un tono spontaneo, probabilmente non metterai in dubbio le sue parole.

Se pronuncia la stessa frase guardando altrove, con voce monotona e braccia conserte, il messaggio che percepirai sarà completamente diverso. Le parole non sono cambiate. È cambiato tutto ciò che le accompagna. Questo è il significato del quarto assioma: la comunicazione analogica può rafforzare il contenuto di un messaggio oppure contraddirlo.

Carmelo Bene distingueva tra “significato” e “significanti”.

Il significato è la parola in sé e il suo senso logico, mentre il significante è il suono e la voce, è la phonè, il tono e il ritmo acustico che vengono prima del concetto. Un ragionamento che indirettamente ci aiuta a capire meglio cosa sono gli assiomi della comunicazione umana e di cosa si occupano.

Quinto assioma: perché alcune relazioni sono tra pari e altre no

Il quinto assioma della comunicazione riguarda il modo in cui si sviluppano le relazioni tra le persone. Secondo Watzlawick, gli scambi comunicativi possono essere di due tipi: simmetrici oppure complementari.

Una relazione è simmetrica quando le persone si percepiscono sullo stesso livello. Succede, ad esempio, tra amici, colleghi che ricoprono lo stesso ruolo o compagni di università. Una relazione è complementare quando ciascuno assume un ruolo diverso rispetto all’altro. È il caso del rapporto tra insegnante e studente, medico e paziente, allenatore e atleta oppure tra un responsabile e un collaboratore.

Nessuno dei due modelli è migliore dell’altro. Sono semplicemente modi di comunicare e di costruire una relazione diversi. I problemi iniziano quando le aspettative non coincidono. E con il 5° assioma della comunicazione, abbiamo completato tutte le spiegazioni sei singoli assiomi. Vediamo come questo si traduce adesso in termini pratici.

Un esempio nella vita lavorativa

Pensa al tuo primo giorno in un nuovo ufficio. All’inizio è normale affidarsi ai colleghi più esperti, fare domande e osservare come affrontano determinate situazioni. Con il passare del tempo, però, il rapporto cambia. Acquisti autonomia, aumenta la fiducia reciproca e la relazione tende a diventare più equilibrata. Questo dimostra che le relazioni non sono statiche. Cambiano insieme alle persone.

Ed è proprio questa una delle intuizioni più interessanti della teoria di Watzlawick: la comunicazione non descrive soltanto ciò che diciamo, ma racconta continuamente il tipo di relazione che stiamo costruendo.

Perché gli assiomi della comunicazione sono ancora così attuali

Gli assiomi della comunicazione sono stati formulati nel 1967.

Da allora il mondo è cambiato radicalmente. Oggi comunichiamo attraverso smartphone, piattaforme di messaggistica, videochiamate e social network. Eppure ancora oggi gli assiomi della comunicazione aiutano a comprendere situazioni molto diverse tra loro:

  • Relazioni personali e familiari;
  • Comunicazione sul lavoro;
  • Gestione dei conflitti;
  • Leadership e il lavoro di squadra;
  • Comunicazione politica e istituzionale;
  • Social network e le comunità online;
  • Conversazioni via chat, email e piattaforme di messaggistica.

Cambiano gli strumenti. Non cambia il modo in cui le persone attribuiscono significato ai messaggi. Ed è proprio questo che rende questa teoria ancora così attuale.

Gli assiomi della comunicazione ci riguardano più di quanto immaginiamo

Dopo aver analizzato uno per uno gli assiomi della comunicazione, è facile capire perché questa teoria continui a essere studiata anche a distanza di oltre cinquant’anni. Si tratta di una chiave di lettura che aiuta a comprendere meglio ciò che accade ogni giorno nelle nostre relazioni.

Quando un messaggio viene frainteso, quando un silenzio viene interpretato come una risposta, quando una conversazione prende una direzione diversa da quella che immaginavamo, molto spesso entrano in gioco proprio i meccanismi descritti dagli assiomi della comunicazione.

Conoscerli non significa imparare delle regole da applicare in modo meccanico. Significa sviluppare una maggiore consapevolezza del modo in cui comunichiamo e del perché, a volte, anche persone in buona fede arrivino a conclusioni completamente diverse partendo dalla stessa situazione. Forse è proprio questa la ragione per cui questa teoria continua a essere così attuale.

Quando Watzlawick pubblicò Pragmatica della comunicazione umana, internet non esisteva, gli smartphone erano impensabili e nessuno avrebbe potuto immaginare conversazioni fatte di notifiche, chat e social network. Eppure, ancora oggi, continuiamo a interpretare un messaggio lasciato senza risposta, un’emoji, un tono percepito come freddo o una frase letta nel momento sbagliato. Ed è probabilmente questo il motivo per cui i cinque assiomi della comunicazione continuano a essere uno dei modelli di comunicazione più efficaci per capire come comunichiamo davvero.

giordano sottosanti presidenza consiglio

Giordano

Social media manager, contet writer SEO e comunicatore digitale. Ho collaborato e collaboro con importanti personalità, organizzazioni, Istituzioni e aziende. Mi occupo di comunicazione in tutte le sue forme, con focus su innovazione, politica e cultura.

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